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Ecco Varney il vampiro

Libri > 2011
 

Una fanciulla addormentata, una camera buia, una finestra spalancata dal vento. Sono questi gli elementi che annunciano l'arrivo di un vampiro. La conseguenza è un morso sul collo, una morte apparente, talvolta una folla in tumulto a caccia dell’assassino. Tutto questo è frutto di un lungo processo di costruzione letteraria, su cui ora si fa piena luce con la riscoperta di Varney il vampiro. Considerato l’anello mancante, completa un percorso nella narrativa inglese iniziato nel 1819 con Il vampiro di John William Polidori e concluso nella fin-de-siècle decadente con Dracula di Bram Stoker (1897). Polidori, un medico amico di Byron, si era ispirato all'eccentrico lord inglese, tanto che i contemporanei videro in Ruthven, il suo protagonista assettato di sangue, una sua incarnazione diabolica. Dracula, il vampiro proveniente della Transilvania, si aggiunge alle tante creature mostruose – i marziani di H.G. Wells, la figlia del Dio Pan evocata da Arthur Machen – che invadono un’Inghilterra ormai giunta al tramonto del ciclo storico vittoriano. Proprio l'Inghilterra di metà Ottocento è lo sfondo che vede nascere Varney il vampiro. È l'età della regina Vittoria, mentre la Rivoluzione industriale procede a tappe forzate, svuotando le campagne, moltiplicando gli slums urbani, suscitando ansie e paure negli intellettuali dell’epoca. Londra è una città che conosce un’espansione caotica, poiché ospita, oltre alla corte, le istituzioni di una nazione già rivolta all’espansione coloniale, e, nello stesso tempo, una moltitudine di poveri, che si ingegna a vivere in tutti i modi e che convive con un ventaglio di ceti sociali dalla classe operaia alla middle class, fino all’aristocrazia, ancora potente, sebbene in difficoltà di fronte agli sviluppi dell’economia del capitale. Se il ceto borghese esprime la sua visione delmondonel romanzo vittoriano, la graduale diffusione della capacità di leggere comporta la diversificazione del mercato editoriale. In questo contesto, editori «popolari» come Edward Lloyd e G.W.M. Reynolds si rivolgono a un pubblico fondamentalmente «basso», formato dalla piccola borghesia cittadina e da alcuni ceti emergenti (quello rappresentato da cameriere e domestiche «acculturate », da commessi di negozi a contatto con una clientela di alto livello, o da operai che scoprivano nella lettura uno sprone all’emancipazione). Sono rivolti a questo pubblico i «penny dreadful», gli «spaventi da un penny», i fascicoli settimanali che mirano terrorizzare i lettori narrando fatti di sangue e storie tremende tratte dalla cronaca. È un pubblico che, in molti casi, non disdegna l’acquisto dei romanzi a puntate di autori riconosciuti, tra i quali svettava quello straordinario animale letterario che era Charles Dickens, lo scrittore vittoriano maggiormente capace di estendere l’area del romanzo verso l’alto e verso il basso. Ai penny dreadful, appartiene la storia di Varney il vampiro, pubblicato a puntate dal 1845 al 1847 in modo così frenetico che la sua stesura sembra più l’opera di una «scuola», la cosiddetta «Salisbury Square School of Fiction». Varney ha il merito di aver cristallizzato alcuni dei capisaldi dell’immaginario vampiresco, destinato ad approdare quasi intatto fino ai nostri giorni. Agli inizi dell’Ottocento, il vampiro era ancora una figura strettamente collegata alle credenze popolari. Varney è il primo vampiro di cui viene proposta l’immagine: alle illustrazioni sul frontespizio dei fascicoli si aggiungevano le descrizioni dettagliate e ripetute del vampiro, anche grazie alla prolissità del romanzo. Di Varney si sa molto: il suo colorito è giallastro, al tatto risulta freddo come un cadavere. Se Lord Ruthven di Polidori è il tipico frequentatore di salotti, tenebroso e inquietante, con Varney si definisce l’aspetto vampirico canonico: magro, alto e pallido. I vampiri dello schermo hanno quasi sempre offerto un'immagine analoga. L’invenzione più importante di Varney riguarda i canini appuntiti, che verranno mostrati con successo planetario nel 1958 da Christopher Lee nel film Horror of Dracula: i suoi «grandi canini» appaiono nel corso dei suoi pasti vampireschi, ma anche quando si arrabbia. Sono molti, troppi per essere casuali, i punti incomunetra Varney e Dracula. Le vittime di Varney, dissanguate come da una malattia, ricordano troppo quelle di Dracula per non pensare a un riferimento esplicito. Le fanciulle vampirizzate da Varney si comportano come la Lucy di Stoker, nel loro deliquio. Non mancano però i rimandi a Varney nell'ultima evoluzione del vampiro, quando la macabra figura del morto vivente si umanizza, si addolcisce fino a calarsi nella cosiddetta young adult literature, in modo da riflettere le problematiche della condizione adolescenziale. Non è un caso che nella serie tv True Blood, ambientata in un prossimo futuro, i vampiri sono usciti allo scoperto e hanno conquistato dei diritti civili. Nella trilogia Twilight di Stephenie Meyer, approdata anche sugli schermi, l’aria tetra di Edward Cullen, il suo stare appartato richiama quella di Varney. L'affascinante vampiro diciassettenne non ci sarebbe probabilmente stato, come non ci sarebbero stati i ragazzi vampiri di Lost Boys, né Angel o Spike della saga di Buffy senza Varney.

8 gennaio 2011

fonte unita.it
Autore: Pino Cottogni - Data: 29 gennaio 2011





 
 
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