Gli occhi del gatto - Il Giornale dei vampiri - L'unico giornale dedicato alle creature della notte, i Vampiri

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Gli occhi del gatto

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Il popolo sta urlando, è contro di me, vuole la mia morte. È offeso, è arrabbiato, forse è stupido, forse sono io lo stupido. L'unico essere vivente che in questo momento sembra provare non odio ma compassione per me è un innocuo e carino gatto nero che non mi ha tolto gli occhi di dosso dal momento in cui mi hanno portato qua. Il boia che dovrà eseguire l'esecuzione è al mio fianco, impassibile, indifferente verso di me e verso la folla che mi vuole vedere morto. Il prete sta ancora pronunciando le parole che mi dovranno accompagnare all'inferno. Sono parole tetre, oscure, inquietanti, non danno certo tranquillità al mio Spirito. Ho paura, tanta paura. Non voglio morire, non in questo modo. E se sentirò dolore nel momento in cui la lama della ghigliottina mi attraverserà il collo? Ho paura. Quel gatto….i suoi occhi verdi mi stanno ancora fissando. Se ne sta li, seduto su quel barile di rum di fronte alla taverna dello sfregiato. Chissà cosa osserva, chissà cosa capisce, cosa lo attrae. È fermo, immobile come una statua, attento a tutto ciò che mi sta accadendo. Anche se sto piangendo, i miei inquisitori, il mio popolo, non cambieranno idea, anzi, ci goderanno ancor di più. Vogliono tutti che io soffra, che io me la faccia sotto. Chiunque piangerebbe al mio posto, chiunque non vorrebbe morire in questo modo, specialmente odiato da tutti, quando invece avrebbero dovuto amarmi, venerarmi, per ciò che volevo fare, per ciò che rappresento: la libertà. Andavo in giro per il mio villaggio divulgando ciò che il mio Spirito mi suggeriva, cercando di insegnare qualcosa che forse, anzi, sicuramente le loro menti non sono ancora pronte a ricevere: la Verità. Chissà cosa ne pensa il gatto che mi sta fissando della società umana. Guardalo….non mi abbandona neanche per un secondo, è incredibile. È li tranquillo, senza far trasparire nessuna emozione nei miei confronti; ne' un po' di orrore, ne' un po' di gioia….nulla, solo e pura innocenza. Ho vissuto per quarant'anni cercando di imparare dai libri dei grandi maestri, dall'esperienze più dure, ho cercato le giustizie più logiche. Ho acquisito un'energia interiore che mi diceva di essere il prescelto, il migliore, il più giusto in questo pazzo mondo. Mi sono sentito pronto, pronto a combattere, a cambiare le loro menti. Ho rinunciato alla mia vita per quella degl'altri. Ho sacrificato la mia giovinezza per prepararmi al grande evento. Per gli altri, per coloro che in questo momento vogliono vedere la mia testa rotolare sul patibolo, ho abbandonato il mio più grande amore. La donna più bella che io abbia mai visto. Non dovevo perdere tempo. Ogni legame era un intralcio verso il Sapere, verso la Verità. Ma sentilo il mio popolo che urla la mia morte, il mio annientamento, per non sentire più ciò che per loro è una fredda e dura Verità. Mi hanno abbandonato. L'unico che ora mi vuole bene è quel simpatico micino tutto assorto a seguire minuziosamente con quei suoi enormi occhi qualcosa che lui non potrà mai capire. Però, sembra che stia aspettando qualcosa….ma cosa! Potrà mai volere un gatto tranne mangiare e scopare quando arriva il suo tempo?! Il mio popolo è in attesa. Io so di che cosa! Ma io li amo, li amerò sempre. Per loro, per il mio popolo sto soffrendo, ma non mi pento di ciò che ho fatto. Tornando indietro lo rifarei. È il mio destino, è la mia vita che sto per abbandonare. Ho divulgato la mia parola, le mie esperienze, e mi hanno deriso, sputato in faccia. Sono andato contro il loro dio, il loro idolo d'oro. L'ho accusato di essere la rappresentazione dell'ignoranza. Il prete a smesso con la sua lagna. Il boia sta lisciando la corda. Il popolo ora è zitto, non fiata, sta attendendo. E il gatto nero? Se ne è andato, si sarà stufato. Per lui tutto questo è una noia mortale. Sento il sangue che mi scorre in testa dalla paura. Cosa aspetta questo boia di merda a farla finita? Questa attesa e la cosa peggiore che io abbia mai provato in tutta la mia vita. Sto sudando. Le mani del boia hanno mollato la presa. Ora la lama viene verso di me. La sento strisciare nel duro legno della ghigliottina; assomiglia al rumore del vento invernale durante una tempesta. Anche questa è una tempesta, una tempesta di ferro che si sta per schiantare su di me. È sempre più vicina a me, mancano pochi centimetri. Un brivido di paura mi attraversa la spina dorsale fino ad arrivare al cervello. Ho molta paura. La mia unica speranza è che questa macchina infernale mi uccida all'istante, che non mi faccia soffrire. Chiudo gli occhi, premo le palpebre superiori con quelle inferiori così forte quasi come se avessi la certezza che il fallimento di questa decapitazione dipendesse da questo sforzo. Ogni mio muscolo è teso per l'attesa. Il rumore simile al vento è cessato. Non ho nemmeno il tempo di urlare. Ora la lama non striscia più nel legno, ora è su di me, sul mio collo, il mio fragilissimo collo, che non sopporterà mai il suo peso. Il popolo urla, forse per gioia, forse per l'orrore di una tale fine destinata ad un essere umano, forse perché adesso si sente liberato. Io non urlo, non ne ho avuto il tempo. Tutto questo, tutto questo solamente perché ho amato con tutto il mio cuore il mio popolo che non ha voluto accettare la verità. La cesta che deve raccogliere la mia testa decapitata ora è più vicina, anzi, io sono dentro la cesta. Un momento, cosa sta succedendo? Vedo la mia testa, vedo il mio sangue, sento il suo sapore, lo sto leccando. Ora scatto via come un felino, no, di più, sono io il felino. Cosa sono? Sono il gatto nero. Stava aspettando. Tutto ciò che ho fatto non è stato invano. I giusti, i prescelti….le loro anime non possono morire, vivranno sempre in eterno, meritevoli per ciò che hanno fatto durante le loro vite. Questo è il premio per chi cerca le Verità, per chi si è impegnato a elevare il proprio Spirito: l'immortalità. E il gatto nero dai grandi occhi verdi lo sapeva benissimo.

Stefano Pisu

 
 
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