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I vampiri si riuniscono nel Veneto Orientale

Rassegna stampa > 2014

di Alvise Tommaseo

PADOVA. Qualcosa accade, nelle notti del Veneto. Qualcosa che la luce del giorno non riesce a portare del tutto allo scoperto: chi sa che quel qualcosa c’è, ne indaga il senso, ne segue i confini.

E così, si sa che alla zona di Preganziol fanno riferimento alcuni aderenti alla setta dei Bambini di Satana; nella parte orientale della provincia di Treviso, e lungo il litorale veneziano, esiste invece un gruppo di adepti a una setta che si ispira al vampirismo e che, fino a qualche tempo fa, aveva come base un vecchio edificio abbandonato. Il capo della setta, secondo le segnalazioni raccolte, fa entrare nel gruppo anche ragazzi giovanissimi: nel rito di iniziazione, devono bere il sangue del loro capo. È questo l’atto distintivo del gruppo.

Non è un gioco di ruolo, non sono fantasie di uno spettatore reduce dall’ultimo film sui vampiri: è la relazione del professor Giuseppe Bisetto, studioso di culti religiosi, membro del gruppo di lavoro del ministero dell’Interno per la prevenzione di episodi che possano turbare le celebrazioni religiose. Ne ha parlato pubblicamente l’altra sera a Oderzo, a un convegno organizzato dal Lions club cittadino sul tema “Occultismo e satanismo.” Con lui, c’erano anche alcuni sacerdoti tra i quali don Michele Favret della diocesi di Vittorio Veneto, monsignor Sante Dametto e don Angelo Pederiva parroci di Oderzo e di Gorgo al Monticano.

Il fenomeno del satanismo, hanno detto, è un problema morale e sociale, prima che religioso. Nei casi più gravi può, ovviamente, interessare l’ambito della legislazione penale e approdare nelle aule giudiziarie. È noto quanto è avvenuto una decina di anni fa nella provincia di Varese quando alcuni adepti alla setta delle “Bestie di Satana” si macchiarono di orribili delitti. In Italia si contano decine tra chiese, gruppi e sette che si ispirano a Satana. Il professor Bisetto ne può elencare i nomi spettrali: «È un fenomeno» dice «difficilissimo da studiare e monitorare; certo, da non sottovalutare, che viene seguito con la necessaria discrezione dai Vescovi di tutte le diocesi del Triveneto e personalmente dal Patriarca di Venezia». E non sarebbe Torino la città più afflitta dal fenomeno: «Il capoluogo con più sette sataniche in tutto il nord Italia è Trieste».

Ma come si muovono gli adepti, come si manifesta sul territorio la presenza delle sette? I furti delle ostie nelle chiese e la profanazione dei cimiteri sono un indice importante sulla presenza o meno di gruppi satanisti. Secondo Bisetto «si tratta di mode che sono arrivate da noi soprattutto dagli Stati Uniti e che possono trovare terreno fertile quando si verifica la disgregazione familiare e sociale». . Giuseppe Bisetto può citare gruppi che si richiamano al demonio nella zona di Bassano del Grappa, e sottolinea che i furti di ostie accaduti tempo fa a Badoere di Morgano e San Trovaso di Preganziol sono indici di una presenza di adepti anche nella provincia di Treviso. Potrebbe trattarsi di vere e proprie sette composte da alcune decine di persone o di piccoli gruppi, a volte di schegge impazzite che forse sono anche le più pericolose, formate da pochissimi elementi. Attualmente, un nucleo attivo si aggirerebbe nei dintorni di Preganziol. Recentemente alcune fonti confidenziali ne avrebbero confermato l’esistenza.

Ma l’elemento nuovo, raccapricciante, è quello del vampirismo: le fonti degli investigatori dell’occulto avrebbero fornito indicazioni importanti. Arriva dal passato, ma è l’allarme di oggi.

fonte: mattinopadova.it

 
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