Il vampiro di Venezia - Il Giornale dei vampiri - L'unico giornale dedicato alle creature della notte, i Vampiri

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Il vampiro di Venezia

Rassegna stampa > 2009

Come nasce il mito del vampiro? Perché si diffonde alla velocità della pestilenza nell'Europa medievale? Gli scavi archeologici sull'isola del Lazzaretto Nuovo, a Venezia, hanno portato alla scoperta di una sepoltura sulla quale era stato eseguito un rito particolare, un esorcismo: così si fermavano i vampiri ai tempi della peste. Matteo Borrini, archeologo e antropologo forense, racconta a Focus.it i dettagli del suo ritrovamento (Raymond Zreick, 20 febbraio 2009). Era una donna. Presa dal demonio quand'era in vita, uccisa dalla peste, da non-morta si nutriva dei suoi vicini, cadaveri che si procurava diffondendo la pestilenza, in attesa di raccogliere le forze e uscire dalla sua tomba. Quando l'hanno scoperta hanno interpretato i segni e capito di avere a che fare con un nachzehrer, e c'è un solo modo per fermare questo vampiro: impedirgli di cibarsi. Lo hanno fatto infilandogli a forza un mattone in bocca, giù fino in fondo, spaccando denti e mascelle, secondo un rito consolidato e sfidando il contagio e la morte stessa. Quasi quattro secoli dopo l'esorcismo, gli scavi archeologici condotti tra il 2006 e il 2008 da Matteo Borrini nel camposanto dell'isola del Lazzaretto Nuovo (Venezia) hanno riportato alla luce questa storia e gli eventi che l'hanno determinata.
UNO SU TRE
Nell'Europa del XVII secolo «era diffusa la credenza che ci fosse uno stretto rapporto tra epidemie e vampiri, e in particolare tra pestilenza e un tipo di vampiro, il nachzehrer (il masticatore di sudario, o divoratore della notte), "apparso" per la prima volta in Polonia attorno al '300», racconta a Focus.it Matteo Borrini. All'origine delle grandi epidemie, che a intervalli di 10-15 anni l'una dall'altra hanno decimato la popolazione europea tra il 1300 e il 1600, c'erano eventi di portata biblica, come la piccola glaciazione (XIII secolo) e le carestie che l'hanno seguita. La conta dei morti è impressionante: la prima ondata di peste in Europa (passata alla storia come la peste nera) si portò via almeno 25 milioni di persone su di un totale di 100. Verso la fine di quel tragico periodo, tra il 1630 e il 1631, nella sola Venezia, la città più cosmopolita del mondo, l'epidemia fece almeno 50.000 vittime su 150.000 abitanti. Morirono una persona su tre. I religiosi, i "magistrati di sanità", i medici, la teriaca, le misure di quarantena e le "patenti di sanità"... nulla di tutto questo sembrava in grado di fermare il contagio. Che perciò doveva essere opera del demonio e dei suoi strumenti, come il nachzehrer.
I SEGNI DEL MALE
Com'era possibile riconoscere il vampiro in un cadavere, per procedere al rituale? «Secondo le testimonianze dell'epoca, e che si riferiscono anche alle conoscenze dei secoli precedenti, una prova di aver intercettato la sepoltura di un vampiro era il cadavere intatto e il sudario masticato e consunto a livello della sua bocca», spiega Borrini. A questo essere malefico gli studiosi medievali hanno dedicato diverse trattazioni "scientifiche". Nel 1679 Philuppus Rohr, teologo protestante, presenta all'Università di Lipsia la sua Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum, nella quale descrive alcune caratteristiche comportamentali di questi defunti: i nachzehrer erano soliti, nella loro tomba, masticare il velo funebre (il sudario), provocando un rumore simile a un grugnito, e come una larva crescevano e maturavano finché erano in grado di emergere come veri e propri vampiri, mentre l'immediata conseguenza della masticazione erano le epidemie. ID 6 Quanto all'osservazione morfologica, altri "studi" avevano già appurato che il cadavere appare "intatto", con gli arti flessibili, la pelle tesa e liscia, la barba e le unghie rinnovate. «Altra fondamentale caratteristica», prosegue Borrini, «che è alla base del termine vampiro (da oupiro, sanguisuga), era la presenza nel ventre rigonfio del cadavere di sangue liquido che fuoriusciva quando si trafiggeva il non-morto con una spada o con il più classico paletto, prova delle scorrerie ematofaghe del vampiro». Da qui la natura del rimedio: «Disseppellire il corpo del non-morto, togliergli dalla bocca il sudario che stava masticando e sostituirlo con una manciata di terra, con una pietra o con un mattone», spiega Borrini. «È la stessa situazione deposizionale dell'individuo nel nostro scavo, che per adesso chiamiamo "ID 6". Insieme all'associazione tra vampiri e peste, è questo rituale l'elemento più rilevante che collega la sepoltura ai nachzehrer.»
QUELLO CHE LA SEPOLTURA NASCONDE  
«Le testimonianze dell'epoca sono frutto di una scorretta interpretazione dei dati tanatologici», prosegue Borrini. «Le conoscenze sulle modificazioni cadaveriche erano infatti limitate a un breve periodo successivo al decesso, che comporta il raffreddamento del corpo e la rigidità muscolare lasciando tutto sommato intatte le fattezze del deceduto. Gli stadi successivi erano invece occultati dalla sepoltura, che veniva generalmente riaperta dopo anni, consentendo un secondo contatto con il cadavere solo quando era divenuto scheletro. Ciò fece identificare il morto o in un corpo rigido e freddo o in un mucchio di ossa sbiancate.» Quello che le cronache descrivono come non decomposto è in realtà una fase della decomposizione compatibile con lo stadio enfisematoso: durante questo periodo, che dura tre-quattro mesi, l'addome del cadavere si tende sotto la pressione dei gas putrefattivi e, se forato, lascia fuoriuscire liquami facilmente confondibili con "il pasto del vampiro". Sempre a questo stadio, per effetto dell'epidermolisi la cute di mani e piedi si "scolla", esponendo gli strati sottostanti e dando l'impressione che siano cresciute nuova pelle e nuove unghie. «Anche l'idea che il nachzehrer stesse masticando il proprio sudario nasce da reali constatazioni, interpretate però senza le necessarie conoscenze medico-legali: i gas che fuoriescono dal cadavere possono infatti inumidire il tessuto, che sprofonda così nella bocca e qui deteriorarsi e bucarsi per l'azione dei liquidi corporei.»
LA FINE CHE SI MERITA...
Ecco dunque spiegato come e perché si afferma la figura del nachzehrer. Durante le crisi sanitarie era usuale riaprire sepolture recenti, per deporvi altre vittime della pandemia, e «questo facilitava l'incontro con corpi non totalmente decomposti che alimentavano il terrore e la superstizione della popolazione», conclude Borrini. «Verosimilmente fu questo che accadde al Lazzaretto Nuovo: durante lo scavo per la deposizione di una nuova vittima della pestilenza, i necrofori intercettarono un corpo integro, almeno a loro modo di vedere, con il sudario consumato a livello della bocca. Così, individuato il nachzehrer forse responsabile dell'epidemia, lo neutralizzarono sostituendo il sudario con un mattone.»

da focus.it del 20 febbraio 2009





 
 
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