L'Europa a caccia di vampiri: in Italia 250 - Il Giornale dei vampiri - L'unico giornale dedicato alle creature della notte, i Vampiri

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L'Europa a caccia di vampiri: in Italia 250

Rassegna stampa > 2004

Con l' allargamento un itinerario dalla Transilvania all' Istria L' allievo di un premio Nobel è riuscito a contarne 250 in Italia In Romania si attende il «Parco Dracula». Progetti ce ne sono a volontà, finanziati dagli americani e da chi ha fiutato l' affare del milione di visitatori previsti ogni anno, ma quel che resta incerto è il luogo in cui realizzare l' iniziativa. Qualcuno vorrebbe privilegiare Sighisoara, dove Dracula nacque, ma questa città medievale non reggerebbe un urto turistico di tale portata; Bucarest con i suoi dintorni avrebbe le strutture ed è anche vicina a Snagov, dove quell' essere terribile è sepolto. In verità il «Parco Dracula» si basa soprattutto sul successo dell' omonimo romanzo di Bram Stoker, edito a Westminster nel 1897, e sul castello di Bran, ritenuto covo del mostro, dove quasi sicuramente il principe Dracula mai abitò. Ora che Ungheria, Polonia e qualche pezzo della ex Jugoslavia sono entrate nella Ue, si delinea la possibilità di creare un itinerario di vampiri veri, o almeno ritenuti tali dalle testimonianze del tempo. A Bucarest c' è chi si sta fregando le mani in vista del 2007, quando tutta la Transilvania dovrebbe diventare europea riunendosi alla parte ungherese. Allora il Vecchio Continente potrà mettere, tra i suoi prodotti tipici, anche i vampiri per commercializzarne i brividi. VAMPIRI - Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: di vampiri si comincerebbe a parlare in una tavoletta babilonese conservata al British Museum, dove è contenuta una formula magica per proteggersi dagli Etimmé, esseri notturni succhiatori di sangue. C' è poi chi ricorda Lilith, demone assiro entrato nelle leggende ebraiche come prima moglie di Abramo, che a lui si ribellò: qualcuno, non chiedeteci su quale fondamento, vide in lei la prima femminista della storia. Di certo la mitologia greco-romana parla di diverse Lamia, una delle quali usciva di notte dal suo nascondiglio per succhiare il sangue (e anche il seme) degli uomini. I vampirologi ne hanno catalogato circa 55 generi, ci si può divertire. In Russia, ad esempio, queste creature mordono con la lingua appuntita e non con i denti; gli atzechi credevano che si trasformassero in vampiri le donne morte di parto: tornano sulla terra per succhiare il sangue dei fanciulli appena nati. Insomma, ci sono sempre stati e di essi c' è traccia a ogni latitudine. A Bucarest, tuttavia, coloro che stanno progettando itinerari vampireschi per l' Europa del futuro hanno idee sintetiche, legate a luoghi raggiungibili e adatti al turismo. Non possiamo rivelare chi ci ha mostrato la prima parte di una documentazione di grande effetto, ma soltanto dirvi che è un russo da noi conosciuto a Berlino prima della caduta del Muro e che ora vive in quelle case che Ceausescu aveva realizzato per gli alti funzionari del partito comunista, munite di ogni comfort. Lo abbiamo interpellato per altre questioni, non ultima la biblioteca di Voltaire, ora ci siamo messi a parlare con lui di vampiri. La vecchia volpe ci ha lasciato frugure tra i suoi scaffali. E chi scrive ne ha approfittato. IL DOSSIER - In vista del prossimo sfruttamento, il nostro uomo sta raccogliendo di tutto. Pellicole con film e spettacoli teatrali, cassette televisive, documenti, libri rari, notizie di cronaca. Ci ha mostrato, ad esempio, un dossier sulle diverse forme di porfiria, la malattia di cui soffrirebbero vampiri e lupi mannari. Vi erano allegate analisi dettagliate delle iniezioni di «Eme», la sostanza che contiene il pigmento rosso dell' emoglobina, di cui i vampiri geneticamente difettano. A una nostra battuta incredula, ha subito esibito una documentazione rilasciata dal chimico canadese David Dolphin, allievo del premio Nobel Woord Hard, che fece molta pratica negli ospedali americani e che affermava, a metà degli Anni ' 80, l' esistenza dei vampiri. Per la precisione, riteneva che in Italia ve ne fossero circa 250. Ma non possiamo riportare tutto. La curiosità ci ha spinto verso lo scaffale settecentesco, dove sono raccolti testi e documenti dell' epoca. Abbiamo cominciato a frugare tra i vampiri nati un secolo e mezzo prima del solito «Dracula» di Bram Stoker, quando il Vecchio Continente risolveva i problemi con la ragione e, intanto, inventava i succhiasangue moderni. L' ITINERARIO - Innanzitutto, diremo che il primo vampiro interessante per un progetto europeo ha nome e cognome: si chiama Giure Grando. Un testo tedesco di Johann Weichard Valvasor uscito nel 1689, poi ripreso dal dotto Erasmus Francisci nel 1690 che lo renderà famoso nel secolo dei Lumi, parla di questo contadino istriano (di Coriddigo, vale a dire Krinck o Khring) che nell' anno 1672, sedici anni dopo la sua morte, ritorna di notte. Appare al parroco che lo aveva sepolto, si reca dalla moglie vedova, nonché da alcuni conoscenti. Molti di loro, dopo le sue visite, muoiono. Nove persone, una notte, andarono a cercarlo al cimitero: aprirono la tomba e il cadavere li accolse ridendo. La fuga di qualche presente è inutile descriverla. Ritornarono con un paletto appuntito di albaspina, ma quest' arma non riusciva a entrare nel corpo. Si pensò allora di decapitarlo. Pare che un certo Stipan Milasich ci riuscì con un solo colpo. A quel punto il morto emise un grido, si contorse e la tomba fu invasa dal sangue. Valvasor assicura che da quel giorno nessuno più vide Giure Grando e aggiunge che i fatti sono veri e lui stesso si è intrattenuto con i testimoni della vicenda. SCETTICI - Ecco poi il testo dell' erudito benedettino Augustin Calmet (1672-1757), una celebrità nella sua epoca. Priore di abbazie importanti, difeso dal re di Francia, conobbe molto bene Voltaire. Anzi, il patriarca degli illuministi frequentò la sua biblioteca al monastero di Senones, in cui il perfido filosofo raccolse materiale per gli articoli antireligiosi dell' «Encyclopédie». Al di là delle sue monumentali opere sulla Bibbia, Calmet fu autore di una «Dissertazione sopra le apparizioni de' spiriti, e sopra i vampiri, o i redivivi d' Ungheria...», pubblicata nel 1749 e poi tradotta anche in italiano. In essa c' è tutto quanto occorre per non credere all' argomento, ma con così tanti esempi che qualcuno finisce con il crederci. C' è, ad esempio, una lettera di un «uomo onestissimo e istruito», un comandante militare, che assicura a un cugino come in Ungheria ci siano i vampiri e quando si aprono le loro tombe occorre «rompere con una zappa il collo al cadavere e n' esce in copia il sangue vivo e vermiglio». LE «PROVE» - Un altro documento? C' è una relazione dell' archiatra dell' imperatrice Maria Teresa, Gerard van Swieten, il quale ricorda da buon scettico a sua maestà che «i fatti straordinari osservati possono restringersi a questi due punti: 1) che i cadaveri dei maghi postumi, o vampiri, non marciscono, ma restano intieri, e arrendevoli; 2) che questi vampiri inquietano i viventi con apparizioni, rumori, e soffocazioni ecc.». Quel che più colpisce della relazione medica sono i fatti presi in considerazione dal Concistoro di Olmutz. Nel 1731, per fare un esempio, nonostante le prudenze di Roma, esso continua a dare la caccia ai non morti, sino a far disseppellire nove cadaveri, dei quali sette di fanciulli, perché «si credevano infetti da un vampiro sotterrato prima di essi nel medesimo cimitero». Bisogna ammettere che il Concistoro di Olmutz si era quasi specializzato nel riesumare le salme e nel trattarle a dovere, tanto che Maria Teresa pubblica il 1° marzo 1755 il celebre «Rescritto sui vampiri» in cui vieta le cerimonie per l' annientamento dei resti umani. IN ITALIA - Di van Swieten abbiamo notato anche la traduzione italiana (Napoli 1788); accanto è posta la «Dissertazione sopra i vampiri» di Giuseppe Davanzati, anch' essa edita a Napoli nel 1774 (di cui parlò Metastasio). Ma vi sono anche libri apparentemente lontani che riportano subito all' argomento vampiresco. Ne ricordiamo uno, rimanendo sotto il Vesuvio: è un esemplare del rarissimo «Catechismo legale» del giudice beneventano Pietro Gnaccarini (Napoli 1840), in cui si legge: «Era cosa solita che molti uomini morti recentemente, comparissero come prima e conversassero co' loro amici, e che l' unico rimedio per liberarsi dalla loro conversazione era far passare loro una spada nel petto e trafiggerli nel cuore». Tali documenti sono una piccolissima parte di quanto è possibile raccogliere su questa teoria prima che l' Ottocento la rendesse sempre più popolare e credibile. Bram Stoker con «Dracula» trovò un terreno fertile, preparato dal romanticismo ma anche dal secolo dei Lumi. Non a caso Rousseau poteva scrivere: «Se c' è mai stata al mondo una storia garantita e dimostrata, è quella dei vampiri. Non manca niente: rapporti ufficiali, testimonianze di persone attendibili, chirurghi, preti, giudici: le prove ci sono tutte». E anche Voltaire disse la sua. Nella celebre edizione di Kehl delle sue opere in 80 volumi (meglio quella tirata contemporaneamente in 92), è stato inserito un opuscolo in cui si legge: «Mentre i vampiri menano la bella vita in Polonia, in Ungheria, nella Slesia, nella Moravia, in Austria e nella Lorena, non si avevano notizie di vampiri nelle città di Londra e di Parigi. Debbo ammettere che in queste città ci fossero speculatori, strozzini e altri affaristi che succhiavano il sangue al popolo, e in pieno giorno, ma non erano certo morti, benché indubbiamente corrotti. Le vere sanguisughe non abitavano nei cimiteri, ma in palazzi assai confortevoli». L' Italia partecipò al contagio. Un esempio? Andava in scena a Torino la sera del 16 luglio 1827 la commedia farsesca di Angelo Brofferio «Il vampiro». Suo intento era quello «di far venire la pelle d' oca a una caserma di bersaglieri». Non ci riuscì; qualcuno rise, ma tutti furono informati dell' argomento. È un po' quel sta succedendo in un ufficio a Bucarest: si sorride, nessuno pensa di ricominciare a disseppellire cadaveri, ma le vecchie storie sono la miglior promozione per itinerari e parchi. Non occorrono dimostrazioni. I turisti, oggi più che mai, sentono un irresistibile bisogno di vampiri. Armando Torno La storia LA CHIESA Augustin Calmet, erudito benedettino, scrisse di vampiri nel suo «Dissertazione sopra le apparizioni de' spiriti e sopra i vampiri o i redivivi d' Ungheria», pubblicato nel 1749 . Anche Papa Benedetto XIV si occupò del tema LETTURE Massimo Introvigne, «La stirpe di Dracula», Mondadori; Fabio Giovannini, «Il libro dei vampiri», Dedalo; Carla Corradi Musi, «Vampiri europei e dell' area sciamanica», Rubettino; Erberto Petoia, «Vampiri e lupi mannari», Newton Compton Nell' arte IL ROMANZO A far conoscere la storia dei vampiri contribuì in particolare un romanzo che ottenne molto successo, «Dracula» di Bram Stoker, pubblicato nel 1897 a Westminster. Il romanzo era ambientato in Transilvania nel Castello di Bran, dove in realtà Dracula (al secolo Vlad Dracul) non mise mai piede. Dopo l' uscita del libro, tuttavia, proprio il castello di Bran venne identificato come il «covo» del vampiro I FILM Dal romanzo di Stoker sono stati tratti oltre 150 film, dai vecchi in bianco e nero ai moderni horror. Oggi sono centinaia nel mondo i fan club dedicati al vampiro Il parco BUCAREST Dovrebbe nascere nel 2005 il «Parco Dracula», con montagne russe a bordo di bare e passeggiate sulle catacombe IL PROGETTO Ora che Ungheria, Polonia e qualche Stato dell' ex Yugoslavia sono nella Ue, si delinea un itinerario «vampiresco» in mezza Europa.

Torno Armando Corriere.it - 24 maggio

 
 
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