| . Choc sulla Croisette per il prete vampiro DALL’INVIATA A CANNES Un giovane prete, stimato e rispettato, di una piccola comunità coreana parte per l’Africa dov’è scoppiata una nuova, spaventosa malattia. Accetta di partecipare alle ricerche per il vaccino, viene contagiato, il suo corpo si copre di pustole, sembra spacciato ma certe trasfusioni di un sangue, di cui non si conosce la provenienza, lo riportano in vita. E che vita. Le energie sono moltiplicate: il sacerdote devoto e operoso acquista una forza incontrollabile, si arrampica sui muri in un batter d’occhio, sferra pugni a pali d’acciaio che un attimo dopo si piegano in due, agisce di notte e alle prime luci dell’alba si richiude nella bara di legno, al riparo dai raggi del sole. Insomma, Sang-hyun, protagonista di Thirst di Park Chan-wook, ieri in concorso, è diventato un vampiro perfetto. Il suo unico problema è nutrirsi, cioè bere sangue. Per fortuna la soluzione è a portata di mano, nella cannula per le trasfusioni di un paziente dell’ospedale dove il sacerdote presta servizio. Quando ha fame, gli basta attaccarsi alla cannuccia, come se fosse Coca-cola. Certo, i sensi di colpa sono inevitabili. L’uomo, disperato, si rivolge all’Onnipotente: «Ti domando di provvedere ai miei bisogni. Tutti mi evitano come fossi un lebbroso dalla pelle putrida. Paralizzami come se fossi un uomo senza membra. Acceca i miei occhi. Fammi vivere nella vergogna». A rendere il tutto più difficile contribuisce la moglie timida (solo in apparenza) di un vecchio amico d’infanzia. Tra il prete e la ragazza scoppia la passione. Di notte, fingenosi sonnambula, lei fugge di casa, lo raggiunge, gli amplessi sono incandescenti, ma anche pericolosi perché il sacerdote, seguendo l’istinto, vuole morderla. Lei prima si spaventa, non capisce, in poco tempo il segreto è svelato. Adesso i due sono uniti da un patto d’acciaio, la ragazza, come la più classica delle dark lady, chiede al prete di far fuori il marito infantile, impotente, violento. Dopo aver visto le ferite sulle gambe di lei, l’uomo di Chiesa compie l’omicidio. Il marito annega, la suocera è annientata dal dolore, ma il tempo della punizione suprema si avvicina. In Corea Thirst è uscito due settimane fa, con il divieto ai minori di 18 anni e su Internet il trailer è tra i più cliccati. Regista di Old boy e di Lady Vengeance, Park Chan-wook è considerato un autore di culto, amatissimo da schiere di seguaci. Il nuovo film, frutto di una coproduzione americana e di un progetto coltivato per dieci anni, ruota intorno ai suoi temi ricorrenti, l’etica, la religione, il senso di colpa, l’erotismo. La carica vitale dei due protagonisti, Song Kang-ho e Kim Ok-vin, contribuisce al fascino del film. Ma non c’è niente da fare, forse anche per via dell’overdose di vampiri che ha caratterizzato quest’ultima annata cinematografica, Thirst, con tutti i suoi eccessi e tutti i suoi orrori, non esprime la forza dirompente che ci si aspettava. fonte LaStampa.it | |