Vampiri in Romania - Il Giornale dei vampiri - L'unico giornale dedicato alle creature della notte, i Vampiri

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Vampiri in Romania

Nel mondo

In Russia, Romania, e negli Stati Balcani vi è un 'idea - a volte vaga, a volte abbastanza precisa - che l'anima non possa lasciare definitivamente il corpo ed entrare in Paradiso prima di quaranta giorni dopo la morte.  Si crede che essa possa anche rimanere per anni, e quando questo accade la decomposizione ritarda.  In Romania, i corpi vengono dissotterrati a un intervallo di tre anni dopo la morte, nel caso di un bambino, di quattro o cinque anni nel caso di giovani  e di sette anni nel caso di persone anziane. Se la decomposizione non è quindi completa, si sospetta che il cadavere sia un vampiro, al contrario, le ossa sono bianche e pulite, è un segno che l'anima è entrata nel riposo eterno. Così le ossa vengono lavate in acqua e vino, messe in panni puliti, viene officiato un rito religioso e vengono risotterrate. La gente destinata a diventare vampiri dopo la morte può essere in grado di inviare in vita le loro anime, e anche i loro corpi, per girovagare agli incroci e rianimare cadaveri. Un altro tipo di vampiro è il vârcolac, che mangia il sole e la luna, durante le eclissi. Le strigele (sing. Striga), invece,  non sono realmente vampiri, ma a volte vengono confusi. Sono spiriti di streghe  vive o morte la cui anima non riesce a trovare il giusto riposo. Le strigele si riuniscono in numeri di sette o nove e si radunano su montagne rocciose, danzano e recitano: NUP, Cuisnup, In cas a cu ustoroi nu ma duc. [NUP, Cuisnup, non voglio entrare in qualsiasi  casa in cui vi è l'aglio.] Si distinguono nell’aria come dei punti luce fluttuanti. All’inizio formano una riga, poi varie figure, ballando, finchè non compongono un cerchio.Dopo questa danza si riposano. Da questo momento in poi possono attaccare gli esseri umani. Per quanto riguarda i nomi utilizzati per i vampiri, morti e vivi, strigoi (fem. strigoica) è il termine rumeno più comune, mentre moroii è forse più specifico. Per i transilvani il vampiro è detto siscoi. Il vampiro (cadavere rianimato) e il diavolo (spirito) non sono dissimili secondo la tradizione contadina visto che trovano difficile pensare ad un corpo senz’anima che cammini tra gli uomini. In Transilvania, si crede che molte persone siano in grado di proiettare la loro anima, come una farfalla. In Valcea le anime dei vampiri sono considerati esseri incarnati nel teschio delle falene, che, una volta catturate, devono essere impalate su un perno e bloccate ad un muro per impedire alle loro ali di battere ancora. La credenza dei vampiri in Romania ha creato spesso problemi ai governanti.  Ureche, nella sua Storia della Romania, cita i seguenti: Nel luglio 1801, a, il 12, il Vescovo di Siges invia una richiesta al principe di Valacchia, per proibire ai contadini di Stroesti di scavare morti sospettati di essere vârcolaci [termine qui usato al posto di strigoi]. L'arcivescovo Nectarie (1813-19) inviò una circolare a turno ai suoi Pastori esortandoli a scoprire in quali quartieri si pensava che i morti diventassero vampiri. Il suo intervento non era per proibire le “uccisioni” di vampiri, ma per insegnare alla popolazione come precedere secondo gli insegnamenti della Chiesa. Le prove per determinare se un uomo morto è un vampiro, o meno, sono le seguenti:  se i familiari o coloro prossimi alla famiglia muoiono rapidamente; se egli ritorna in famiglia, mangia quello che resta nei piatti, fa lavori domestici.
Se il male che sta avvenendo non cessa, è   un cattivo segno. ·
Un buco di circa la dimensione di un serpente può essere trovato vicino alla lapide dei morti. Se è così, è un segno di un vampiro, perché i vampiri escono dalle tombe solo da tali buchi.
Se si prova a far camminare un cavallo bianco sulla tomba del morto e si ferma nitrendo e scalciando. · Nel caso si provi a far fare lo stesso ad un’oca e si ferma. · All’esumazione il corpo del vampiro deve essere : rosso in viso anche dopo mesi o anni dalla sepoltura con il volto rivolto verso il basso con un piede retratto e costretto in un angolo della tomba o bara.
Se hanno avuto relazioni avranno la bocca di sangue; se sono stati dai loro familiari la bocca sarà ricoperta di farina di mais.

Traduzione dall’inglese tratta dall’opera di Agnes Murgoci -
Il Vampiro in Romania 1926

 
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